La figura di Rosa Genoni, pioniera del made in Italy, è strettamente legata a Parigi, città che ha rappresentato per lei sia una scuola di formazione fondamentale che il rivale stilistico da superare.
Ancora giovanissima, di umili origini Rosa Genoni fu inviata a Parigi nel 1884 come delegata del partito operaio italiano per un Congresso internazionale sui diritti dei lavoratori. Nonostante fosse quasi minorenne decise di restare nella capitale francese per imparare i segreti dell’alta moda.
Lavorò come sarta in diversi prestigiosi atelier parigini. Qui apprese la tecnica impeccabile e l’organizzazione del lavoro“alla francese”, ma iniziò anche a maturare un senso di insofferenza verso la dipendenza dell’Italia dai modelli d’oltralpe.
Frequentò e studiò in luoghi iconici come le boutique dei Champs-Elysèes, allora epicentro mondiale del lusso, restandone incantata, ma comprendendo che l’Italia aveva bisogno di una propria identità stilistica .
Tornata in Italia Rosa Genoni divenne la principale sostenitrice di una moda italiana autonoma: il suo obiettivo era liberare le donne italiane dal diktat parigino.
Parigi fu anche il palcoscenico dei suoi primi passi come attivista.
Dopo il Congresso del 1884 la Genoni continuò a mantenere contatti con i movimenti femministi e socialisti europei, molti dei quali facevano capo alla Francia, lottando per il miglioramento delle condizioni di lavoro delle sarte.
Sebbene alla sua attività principale si sia svolta a Milano, l’influenza del suo periodo parigino è visibile nelle sue creazioni conservate nei principali musei della moda, nella galleria del costume di Palazzo Pitti, dove si trovano i suoi capi più famosi che incorporano la tecnica appresa a Parigi applicata all’arte italiana. Anche i musei parigini citano spesso Rosa Genoni in mostre temporanee sulla storia della moda come al Musée des Arts Décoratifs o al Palais Galliera, ricordandola come la prima vera antagonista culturale della supremazia francese del primo 900.
Parigi fu per Rosa Genoni il luogo dove imparò il mestierema anche lo stimolo per creare qualcosa di unicamente italiano, gettando le basi di quella che oggi conosciamo come la moda made in Italy.



